Questa favola esorta a non fare nulla che non torni utile. Una formica ed una mosca discutevano animatamente su chi di loro due valesse di più. La mosca così si espresse per prima:”Come fai a paragonare la tua condizione alla mia? Io vado girando sugli altari, entro in tutti i templi, quando si fanno sacrifici sono la prima ad assaggiare le viscere offerte agli dei. Mi poso sulla testa dei re e, quando mi fa piacere, sfioro le caste labbra delle matrone. Non lavoro e ho le cose migliori. Quale di queste fortune capita a te, brutta contadina?”. “Certo vivere vicino agli dei è motivo di vanto, ma se quelli ti invitano, non se ti scacciano. Frequenti gli altari? sì, ma ne sei allontanata quando ti presenti. Parli di re e delle labbra delle matrone? e con ciò facendo ti vanti di una cosa che per pudore dovresti tacere. Non lavori, ed è per questo che quando hai bisogno non hai nulla. Io, quando ammucchio attentamente il grano per l’inverno, ti vedo sui muri nutrirti di sterco. D’estate mi sfidi, ma quando arriva il freddo taci. Quando viene il freddo, tu muori tutta rattrappita, mentre io sono accolta sana e salva in una casa ben provvista di cibo. Ora basta. Sicuramente ho demolito la tua superbia”. Questa favola distingue fra due tipi di persone: quelle che si vantano di falsi meriti, e quelle delle quali l’autentico valore è motivo fondato di apprezzamento.

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