E’ ugualmente pericoloso credere e non credere. Di entrambi gli atteggiamenti darò un breve esempio: Ippolito morì perché si credette alla matrigna; ma poiché non si diede credito a Cassandra, Troia andò distrutta. Perciò bisogna molto attentamente cercare la verità, prima di arrivare a conclusioni, guidati da un’opinione sbagliata. Ma per non diminuire la credibilità della mia tesi ricorrendo ad avvenimenti remoti o addirittura mitici, ti racconterò un fatto accaduto in questi anni, che io stesso ricordo. Un uomo sposato amava molto sua moglie e si accingeva a regalare a suo figlio la toga virile. Capitò che fu chiamato in disparte da un suo liberto, che aspirava ad essere lui l’unico erede. Il liberto, dopo avergli raccontato molte bugìe sul conto del figlio, e ancora di più sulla presunta condotta immorale della moglie, che invece era una donna perbene, aggiunse un particolare che sapeva avrebbe provocato all’uomo un dolore insopportabile: aggiunse che l’amante della moglie frequentava casa sua e la disonorava consumandovi una tresca vergognosa. L’uomo credette alle calunnie su sua moglie e la rabbia s’impadronì di lui. L’uomo finse di partire per un suo podere e invece si nascose da qualche parte in città. La notte tornò all’improvviso e si diresse dritto dritto verso la camera della moglie. Ora la donna aveva voluto che il figlio dormisse con lei, per meglio vigilare sulla sua età ormai adulta. I servi accorrono, cercano un lume. Ma il marito, non riuscendo a trattenere la furia della sua rabbia, si avvicina al letto e a tentoni, nel buio, sente una testa sotto le mani. Come sente che i capelli sono corti, quindi capisce che si tratta di un uomo, agisce alla cieca e gli trafigge il petto con la spada, pur di vendicare l’offesa che ritiene di aver subìto. Quando gli portano la lanterna, vede che quell’uomo era il figlio e che l’onesta sua moglie gli dorme accanto e che non si era accorta di nulla, sprofondata com’era nel sonno. Allora subito esegue contro se stesso la condanna per il proprio delitto e si uccide con la spada che la buona fede gli aveva fatto impugnare. Gli accusatori citano in giudizio la moglie e la trascinano a Roma davanti ai centumviri. Sulla donna grava il sospetto che sia colpevole dell’accaduto, anche perchè è proprio lei ad aver ereditato tutto. Gli avvocati sostengono con forza l’innocenza della donna; i giudici, dal canto loro, si rivolgono al Divo Augusto perchè li aiuti a tener fede al giuramento prestato, dal momento che sono confusi dalla complessità delle accuse. Augusto riuscì a dissipare le nebbie della calunnia e, trovata la verità, così si pronunciò: “Colpevole è il liberto, causa di tanto male. Quanto alla donna, merita di essere compatita e non condannata, perchè ha perso il figlio ed è stata privata anche del marito. Se il marito avesse scavato in ciò che gli era stato riferito, se avesse appurato la menzogna, non avrebbe devastato la propria casa con un delitto così scellerato”. L’orecchio non rifiuti nulla ma non creda subito a tutto, perchè i colpevoli possono essere proprio quelli che non si immagina e succede che gli innocenti siano vittime di calunnie. Questa favola ammonisce quelli in buona fede a non giudicare facendosi influenzare dagli altri. Gli uomini spesso agiscono sotto la spinta di impulsi contrastanti: dalla simpatìa oppure dall’odio personale. Capirai una persona soltanto se la conoscerai direttamente. Ho raccontato questi fatti dilungandomi più del solito, perchè ad alcuni non piace la mia brevità.

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